Genesi ed estetica del caos

Caos: un concetto impegnativo ma sempre più presente nella nostra realtà quotidiana.

L’essenza caotica dei fenomeni ci appare nelle più svariate e diverse  manifestazioni: dai fenomeni governati dalla turbolenza nei fluidi a quelli  che influiscono le forme di vita nel loro incessante precedere, passando dalla fisica dei macrosistemi microscopici a quella del comportamento dei sistemi orbitali stellari.

Insomma, se all’inizio del secolo scorso la prevedibilità era la regola, oggi sappiamo che essa rappresenta l’eccezione: la regola per molti sistemi sembra essere il caos.

Ma cosa accomuna una così grande varietà di sistemi, che coprono scale che vanno dal millimetro al Megaparsec?

Capire il caos implica capire il determinismo. Caos e determinismo sono due facce della stessa medaglia con la quale la natura si manifesta. Il determinismo è nato con la scienza moderna ed ha le sue origini nel padre della fisica classica, il grande Newton. Egli ha scoperto non solo che la natura è prevedibile, ma che è possibile dare a questa prevedibilità un linguaggio naturale, proprio, mediante il quale è possibile fare le previsioni per il futuro a partire dalla conoscenza del passato e del presente. Passato e presente servono per conoscere il futuro di qualsiasi sistema. Era questo l’assunto base alle radici della concezione deterministica del mondo. Nel 1814 Laplace scriveva: “Dobbiamo considerare lo stato presente dell’universo come effetto del suo stato anteriore e come causa del suo futuro. Una intelligenza che, per un dato istante, conoscesse tutte le forze di cui è animata la natura e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono…abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei grandi corpi dell’universo e dell’atomo più leggero: nulla sarebbe incerto per essa e l’avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi” (P.S. de Laplace, Essai philosphique sur les probabilities, Courceier, Paris 1814).

Tutta la fisica classica si basava sulla certezza che la conoscenza delle equazioni del moto e delle condizioni al contorno erano gli unici ingredienti per prevedere il futuro di qualsiasi sistema, a prescindere dalla complessità del sistema e dalla sua scala. Certezza che comportava il controllo assoluto delle traiettorie: due particelle infinitamente vicine sottoposte allo stesso campo si dovranno trovare vicine pure nel futuro.

Il caos irrompe in tale contesto e impone una visione radicalmente diversa della realtà. Due particelle infinitamente vicine sottoposte allo stesso campo non potranno trovarsi vicine pure nel futuro!

L’irruzione del caos nella natura avviene esattamente su questo punto: un sistema deterministico presenta comportamenti caotici quando l’informazione in esso contenuta non è più prevedibile. Il binomio determinismo – prevedibilità viene sostituito dalla sua antitesi caos -imprevedibilità.

Ma se i sistemi sono imprevedibili, significa che la conoscenza non esiste? Il caos comporta un significato differente da assegnare all’informazione rispetto alla concezione deterministica. Mentre in un mondo deterministico l’informazione collega gli stati presenti in maniera univoca con quelli passati, nel mondo caotico avviene che l’informazione del presente può essere collegata a diversi stati finali. Nel mondo caotico salta la univocità, il collegamento biunivoco tra gli stati  misurati al presente e quelli futuri. Nel mondo caotico il futuro non è legato alla certezza, ma alla probabilità. Al più possiamo dare uno spettro di soluzioni per il nostro sistema a partire dal presente.

Perciò nel mondo caotico irrompe prepotentemente il concetto di probabilità, alla certezza si sostituisce il concetto di soluzioni multiple per lo stesso stato sistema iniziale.

Ne consegue, che il caos può essere visto non come una limitazione della informazione, ma come un arricchimento. Il mondo caotico è più vario rispetto a quello deterministico perché in esso non esiste la certezza della risposta; la natura mostra la sua varietà non tanto nelle sue innumerevoli manifestazioni, ma nella scelta delle manifestazioni da associare agli stati del presente. Se considerassimo tutti i dati a disposizione e usassimo tutti i computer del mondo non saremmo in grado di prevedere il tempo tra due giorni in una qualsiasi via di Roma. L’imprevedibilità del caos comporta  l’amplificazione delle incertezza per il futuro.

Nell’ambito della teoria dei sistemi, con la comparsa del caos viene alla luce la complessità, l’impossibilità di ricondurre ad uno schema semplice la descrizione della realtà. Complessità che deve essere mantenuta distinta dal concetto di caso, casualità. Mentre per i fenomeni governati dal caso le forze che agiscono sono quelle dei grandi numeri, della statistica, nei fenomeni complessi gli effetti che si osservano dimostrano l’esistenza di una legge che non è facilmente riconducibile a qualcosa di regolare.

Sia il caso che il determinismo appartengono a categorie regolari, che possono essere lette agevolmente da un occhio attento. Con il caos compare una sorta di regolarità complessa, caratterizzata dall’esistenza di una legge codificata e di un comportamento imprevedibile.

Con l’irruzione del caos nei sistemi, compaiono pure dei nuovi concetti geometrici. Mentre la geometria euclidea era indissolubilmente legata al determinismo, quella frattale viene associata ai fenomeni caotici. La geometria frattale è la principale modalità con la quale si possono misurare e cogliere i comportamenti caotici. La dimensione frattale dei sistemi diventa l’unità di riferimento con il quale misurare il grado di caoticità di un sistema, come la distanza euclidea tra due punti lo era per la meccanica newtoniana.

L’arte, ed in particolare la pittura, ha avuto sempre a che fare con le forme. Il significato da associare alle forme è stato epurato nel corso dei secoli, a partire dal rinascimento, dal suo significato semantico fino a giungere alla pura astrazione, alla significatività di per sé. Nella sua formulazione teorica più avanzata, la neoplastica, l’oggetto e la funzione della forme vengono collegati esclusivamente dall’insieme dei rapporti all’interno dell’opera.

Le forme cominciano ad assumere una vita propria, si slegano dalla rappresentatività, dalla fedeltà ad un oggetto/soggetto per vivere di sensazioni proprie. Inizia una nuova era per l’arte in generale,  e per la pittura in particolare.

L’uomo non è più spettatore che contempla la bellezza, ma comincia ad entrare dentro l’opera, Di più. E’ l’opera che entra dentro l’uomo, comincia a scavare nei meandri dell’inconscio e dei meccanismi propri delle percezione visiva.

L’uomo, per sua natura, deve relazionarsi con il mondo e l’interpretazione della realtà esterna è parte fondante della sua sopravvivenza. Capire diventa dirimente per la sopravvivenza della specie umana. Capire sta dentro l’uomo ed è una sua esigenza.

Ecco che emerge dall’arte informale una necessità di rispondere a quesiti fondamentali, legati maggiormente alla sfera razionale e irrazionale dell’uomo più che alla sua esigenza di contemplazione della realtà esterna. Il pattern visivo diventa il terreno per lo stimolo dell’uomo e della sfera primordiale specifica della specie.

La geometria irrompe nell’arte e comincia ad assumere una importanza sempre crescente. Mondrian, Malevich, Pollock sono stati i pionieri dell’arte geometrica per eccellenza. Di natura euclidea i primi due, frattale l’ultimo. Pollock è indubbio che ha creato una nuova rappresentazione dell’arte informale, legata più ai ritmi derivanti da una piena partecipazione della gestualità del corpo nella composizione dell’opera che ad chiara consapevolezza delle creazione di forme caotiche. Il risultato rappresenta comunque un esempio sublime di forme caotiche, che affascinano per il loro ritmo e per la loro complessità. Pollock ha creato delle opere che possiedono una dimensione frattale molto vicina alle dimensioni tipiche del caos.

Il fascino delle composizioni geometriche di Mondrian e Pollock risiedono nello stimolo delle dimensioni interne dell’uomo, della sua sfera evocativa razionale. La pittura  geometrica come “scintilla” che sollecita gli stati più profondi legati all’evoluzione.

Il caos e il determinismo vanno reinterpretati come l’anello di congiunzione di concetti universali che legano l’uomo e la natura, come due aspetti indissolubili che convivono e con i quali occorre prenderne consapevolezza. Mentre per la concezione euclidea l’informazione e univoca e facilmente  identificabile, per quelle caotiche risulta più difficile carpirne l’interpretazione di una legge o regolarità.

Un aspetto è indubbio che nasce: mentre il determinismo è stato il motore portante per il ‘900, il caos sarà la chiave di lettura con la quale percorrere il ventunesimo secolo.