L’ intelligenza artificiale: strumento di conoscenza o di controllo?

Armando Pelliccioni

Nell’ambito della mostra Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha organizzato un incontro speciale intitolato ‘Dialoghi tra filosofia e scienza’ ospitando il filosofo Massimo Cacciari e il fisico matematico Mario Rasetti per confrontarsi sulle prospettive dell’uomo e della società, dell’etica e della conoscenza e, soprattutto, della rivoluzione digitale in corso: Big Data, intelligenza artificiale, complessità e supercalcolo.

Durante l’incontro sono stati toccati diversi temi che hanno in comune il ruolo assunto dall’intelligenza artificiale coniugato verso il progresso scientifico e verso le conseguenze sociali  che questa nuova rivoluzione tecnologica comporterà nella futura società.

Avere messo a confronto due esperti, uno nel calcolo computazionale e l’altro nella filosofia, ha permesso di mostrare due punti di vista differenti partendo dal medesimo spunto.

Prima di entrare nel dibattito, occorre precisare cosa sono i Big Data e in cosa consiste l’Intelligenza Artificiale (IA) dal punto di vista squisitamente scientifico.

Partiamo prima dalla IA. La Scienza si è sempre occupata di calcolo, ossia di rendere calcolabile, matematicamente accessibile l’informazione all’interno dei dati, a prescindere dalla loro genesi.

Questo compito viene svolto essenzialmente da due grandi branche della modellistica computazionale, quella previsionale e quella classificatoria. Queste due modalità sono nettamente distinte e hanno compiti diversi. La capacità di eseguire delle previsioni la prima e di aggregare i dati per situazioni simili la seconda. Finora, gran parte di tutti i modelli matematici diversi dalla IA, sono costituiti da relazioni lineari (ossia la risposta è strettamente proporzionale alla sollecitazione) e non si basano su meccanismi di apprendimento automatico. L’Intelligenza Artificiale introduce un nuovo paradigma di calcolo che si basa sulla valutazione di effetti non lineari e, soprattutto, sulla capacità di apprendimento automatico.

 

Un primo punto fermo da sottolineare è proprio questo: la IA è un nuovo strumento matematico  a disposizione per l’interpretazione dei dati, prescindendo dalla loro origine e natura.

I Big Data, termine ormai entrato nel dibattito scientifico e sociale, sono costituiti da dati ingenti provenienti dalle più svariate fonti che, in sintesi, possono essere tutte strettamente riconducibili allo sviluppo dell’informatica. L’era moderna, caratterizzata dalla logica binaria e dall’aumento esponenziale di capacità di memorizzazione di dati sempre crescente, ha posto le basi per un nuovo tipo di dato, i Big Data, ossia un dato derivante dagli attuali  sistemi informatici e capace di nascondere un’informazione differente da quella strettamente scientifica.

Big Data non necessariamente soddisfano leggi della natura e questo aspetto è di rilevanza cruciale: se da una parte la mancanza di una legge generale che descriva i fenomeni rappresenta una limitazione perché introduce una nuova complessità, dall’altra si apre un nuovo mondo per la ricerca. Quello della scoperta di possibili relazioni fra variabili non strettamente legate a leggi di conservazione o ad altri vincoli imposti dalla natura.

E’ esattamente in questo contesto che deve essere inquadrato il dibattito che si è sviluppato sul tema della rilevanza della IA nella società.
Per Rasetti, fisico teorico che si occupa di meccanica quantistica e linguaggio computazionale, la cifra della Intelligenza artificiale è da ricondurre, essenzialmente, alla rivoluzione che portò l’umanità fuori dalla ignoranza all’era di Gutenberg nel ‘500. Oggi la IA può svolgere quel ruolo di spinta verso una nuova società così come l’ebbe la stampa nel ‘500.
Questa nuova società, basata sulla raccolta illimitata di informazioni su chiunque e su qualsiasi aspetto della vita di ogni individuo, potrà portare benessere diffuso e liberare le risorse per il tempo libero per ogni individuo. Come scienziato, Rasetti non può che vedere l’aspetto legato ai nuovi ed eccitanti paradigmi scientifici che si accompagnano a questa era.
Ha assolutamente ragione quando afferma che i Big Data sono totalmente differenti dai dati  scientifici e che essi nascondono molte più insidie (quindi più stimolanti per uno scienziato) rispetto a quelli provenienti dallo studio delle leggi della Natura.  Rasetti non crede che ci sia un reale pericolo di sostituzione dell’Uomo da parte delle macchine perché, afferma, che il cervello “non è mai riconducibile ad una macchina di Turing computazionale”.

La Intelligenza Artificiale, per Rasetti, servirà solo a sostituire il lavoro svolto dalle macchine nella società ed a suggerire delle previsioni scientifiche in ambiti finora sconosciuti (come la medicina).

Il punto di vista di Cacciari è abbastanza distante da quello di Rasetti perché si è concentrato più sulle conseguenze sociali che la IA potrà avere sulla società piuttosto che sulle indubbie prestazioni algoritmiche di queste nuove tecnologie. Questa sua opinione non è dettata dalla differente cultura dei due campi di appartenenza (la Fisica e la Folosifia), ma da una motivata consapevolezza legata alle conseguenze che questi nuovi paradigmi potranno avere sulla società.

Il punto di vista di Cacciari è chiaro e viene subito definito all’inizio del dibattito: queste tecnologie creeranno una disoccupazione crescente nella società sul fronte del lavoro (dato sul quale anche il Rasetti è concorde).
Per Cacciari, la questione di fondo sarà quindi  che  la società futura sarà denotata da una carenza strutturale e diffusa del lavoro legata proprio alla diffusione di queste tecnologie. Pensare ad un surrogato del lavoro, come per esempio il reddito di cittadinanza, come una soluzione  ideale per la società è assurdo.

Il ragionamento  di Cacciari è lucido e condivisibile. Il lavoro è dignità delle persone e non può essere considerato solo come un mero sussidio economico per garantire quel minimo di sussistenza senza il quale ci sarebbe la rivolta.

Per l’Uomo, restituire dignità ad ogni individuo tramite un lavoro qualificato e adatto al proprio sviluppo è essenziale per l’avanzamento della società futura.

Cacciari  propone anche un altro spunto di riflessione che è legato ad una propria perplessità che la IA possa dare delle risposte su cosa ogni individuo deve sapere, deve fare o cosa piace o non piace.

Questa posizione può essere vera dal punto di rigorosamente matematico. L’Intelligenza Artificiale non potrà mai entrare nella testa delle persone per sapere cosa esse pensino (o almeno si  spera che sarà così!). Il vero  punto che andrebbe assunto è un altro.

Se è vero che è assurdo pensare che si possano simulare matematicamente i comportamenti sociali fino al singolo individuo,  è altrettanto verosimile invece condizionare i singoli individui tramite lo studio matematico di comportamenti sociali usando i modelli derivanti dalla IA.

In altre parole, lo scopo delle Intelligenza artificiale più che ‘assistere matematicamente i  comportamenti sociali’, in maniera neutra, come la Scienza, potrebbe condurre ad essere un forte e potente strumento di condizionamento sociale degli individui, dove l’informazione raccolta viene poi filtrata e usata per modificare i gusti e le abitudini nella società.

 

Sotto questo punto di vista, hanno torto e ragione tutti e due. Il filosofo ha ragione quando focalizza la propria attenzione più sulla qualità della vita legata a questa rivoluzione matematica (legata alla IA) e ha torto  perché non crede alla potenza di calcolo che queste nuove tecnologie possono raggiungere, livelli di calcolo finora inediti per l’umanità. Il fisico ha ragione quando si interessa all’aspetto scientifico del problema e alle nuove ed eccitanti scoperte che la IA potrà condurre, ma ha torto a non pensare alle immani conseguenze e ricadute che potranno pervenire sulla società.

Il dibattito al MAXXI ci spinge indubbiamente a non abbandonare l’uso dell’Intelligenza Artificiale nel futuro ma a porci delle domande anche sulle ricadute sociali legate ai modelli organizzativi della collettività.